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mercoledì 28 novembre 2012


Urime Shqipërisë
dhe Popullit Shqipëtar
për Qindëvjetorin e Pavarsisë.
Urime zonjës Nënë
aq e dashur
aq e kënduar.
Urime mallit antik
aq i ëndërruar
aq i mitizuar.
Urime vëllait dhe motrës
aq të afërta
aq të ngusha


në bashkëpunimin e ardhmjës.
Pino Cacozza, poet arbëresh
28 Nëntor 2012


Auguri all’Albania
e al Popolo Albanese
per il Centenario dell’Indipendenza.
Auguri alla signora Madre
tanto amata
tanto cantata.
Auguri all’amore antico
tanto sognato
tanto mitizzato.
Auguri al fratello e alla sorella
tanto vicini
tanto stretti
nel comune impegno per il futuro.

Pino Cacozza, poeta italo-albanese
28 Novembre 2012


Urime Shqipërisë
dhe Popullit Shqipëtar
për Qindëvjetorin e Pavarsisë.
Urime zonjës Nënë
aq e dashur
aq e kënduar.
Urime mallit antik
aq i ëndërruar
aq i mitizuar.
Urime vëllait dhe motrës
aq të afërta
aq të ngusha


në bashkëpunimin e ardhmjës.
Pino Cacozza, poet arbëresh
28 Nëntor 2012


Auguri all’Albania
e al Popolo Albanese
per il Centenario dell’Indipendenza.
Auguri alla signora Madre
tanto amata
tanto cantata.
Auguri all’amore antico
tanto sognato
tanto mitizzato.
Auguri al fratello e alla sorella
tanto vicini
tanto stretti
nel comune impegno per il futuro.

Pino Cacozza, poeta italo-albanese
28 Novembre 2012


Urime Shqipërisë
dhe Popullit Shqipëtar
për Qindëvjetorin e Pavarsisë.
Urime zonjës Nënë
aq e dashur
aq e kënduar.
Urime mallit antik
aq i ëndërruar
aq i mitizuar.
Urime vëllait dhe motrës
aq të afërta
aq të ngusha


në bashkëpunimin e ardhmjës.
Pino Cacozza, poet arbëresh
28 Nëntor 2012


Auguri all’Albania
e al Popolo Albanese
per il Centenario dell’Indipendenza.
Auguri alla signora Madre
tanto amata
tanto cantata.
Auguri all’amore antico
tanto sognato
tanto mitizzato.
Auguri al fratello e alla sorella
tanto vicini
tanto stretti
nel comune impegno per il futuro.

Pino Cacozza, poeta italo-albanese
28 Novembre 2012

giovedì 22 novembre 2012

papas Angelo Prestigiacoma, ditët















http://www.arbitalia.it/storia/albania_storia.htm
(2000 a.C. - 167 a.C.)
 da ARBITALIA
L'Albania era abitata sin dalla preistoria, come attestano vari reperti archeologici.
I progenitori degli Albanesi sono gli Illiri, popolazione autoctona che occupava un territorio assai ampio, dal Danubio ai Balcani. Questa gens ha svolto un ruolo di rilievo nelle vicende politiche dell'antico modo mediterraneo.
Le prime manifestazioni di questa civiltà risalgono all' inizio del secondo millennio a.C., quando erano frequenti le guerre tra tribù. Per questo gli Illiri furono presto costretti ad unirsi in alleanze, tanto che il loro territorio si trasformò presto in uno stato potente.
Storici illustri, come Demostene e Strabone, ricordano il valore di queste “tigri della guerra”. In particolare Strabone, che descrisse tutte le tribù illiriche, nomina quella degli Albanet.
Verso il 1000 a.c., gli Illiri occuparono il territorio dell'attuale Albania fondandovi un regno.
Lo scontro con Roma, che mirava ad estendere il proprio controllo sull' Adriatico, fu inevitabile: le guerre illirico-romane, iniziate nel 229 a.C. si conclusero nel 167 a.C. con la vittoria di Roma. Il popolo illirico fu ridotto in schiavitù e il suo territorio fu frazionato in piccole unita' amministrative.
La decadenza di Roma e le invasioni barbariche(V sec. - XIV sec.)
Dopo la divisione dell'impero romano nel 395, i territori albanesi furono assegnati all'impero d'Oriente.

Nello stesso anno pero' iniziò una tragica serie di incursioni barbariche: Visigoti, Unni, Ostrogoti si riversarono in Illiria, Macedonia e Grecia. In ultimo, verso la fine del VI secolo tribù slave di Serbi raggiunsero il territorio albanese dove stabilirono numerosi principati autonomi e cancellarono dalla storia gran parte della popolazione autoctona, assimilandola.
Solo gli Illiri del sud resistettero agli uragani dei tempi, per riapparire sulla scena alcuni secoli più tardi col nome di Albanoi.
Nei secoli X e XI iniziò il declino del sistema sociale schiavistico, mentre al suo posto subentravano gli elementi caratteristici del feudalesimo: i nobili arbereshe si sganciarono da Bisanzio e formarono il principato di Arberia, il primo stato feudale albanese della storia.
Nei secoli successivi il Paese – dove già dall'XI secolo è documentato il nome di “Albanesi” per designare i discendenti degli Illiri – fu teatro di accese rivalità per il suo possesso tra i Bulgari, Veneziani, Svevi, Angioini, ecc., finché nel 1389 sopraggiunsero gli invasori turchi.
La dominazione turca(1389 -1912)
I principati locali resistettero uniti sotto la guida del principe Gjergj Kastrioti (Giorgio Castriota), detto Skanderbeg (1405-1468), che combattè con successo contro i Turchi, guidando l' insurrezione del popolo albanese, terrorizzato dai metodi repressivi dei dominatori.
Durante la lotta degli Albanesi contro gli Ottomani continuò a svilupparsi il processo di formazione di un unico Stato centralizzato, ed il vessillo della famiglia Kastrioti, con l' aquila nera bicipite in campo rosso, divenne la bandiera nazionale albanese.
Alla morte di Skanderbeg, gli Albanesi furono travolti dall'impero ottomano, che non aveva mai cessato di spedire regolarmente eserciti guidati dai più abili pascià turchi.
La definitiva occupazione ottomana portò con sé la rovina economica del paese e la decadenza della cultura autoctona, con la distruzione di città, opere d'arte e architettoniche e la conversione di gran parte della popolazione alla fede musulmana.
Numerose rivolte caratterizzarono il dominio turco, senza tuttavia abbatterlo.
Fu solo l'indebolimento della Turchia a opera della Russia (1877 –78) a dare nuova forza al movimento indipendentista albanese, che dal 1940 aveva cominciato a richiedere con insistenza prima il riconoscimento dei diritti politici e culturali dell' Albania, e dopo l'indipendenza.
Risale a questo periodo l' apertura della prima scuola albanese (1877) e l' introduzione di un alfabeto comune in tutto il Paese, in uso ancora oggi.
All' inizio del '900, sotto la minaccia dello smembramento e dell' annessione del territorio da parte delle monarchie balcaniche, le forze rivoluzionarie albanesi ripresero vigore: nel 1910 scoppio' la rivolta contro i Turchi.
Durante la prima guerra balcanica, in reazione alle incursioni in territorio albanese della coalizione nemica, Ismail Kemal Bey il 28 novembre 1912 proclamò l'indipendenza.
Le potenze europee riconobbero tale indipendenza ma affidarono il potere al principe tedesco Guglielmo di Wied (aprile 1914).
Tra le due guerre(1914 - 1945)
Lo scoppio della prima guerra mondiale spazzò via questa fragile costruzione politica. L'Italia, la Grecia e vari altri paesi occuparono l'Albania, la cui indipendenza fu riconosciuta finalmente nel 1920.
Continue crisi interne laceravano pero' il paese: nel 1924 si scatenò la rivoluzione democratico-borghese contro i latifondisti reazionari e pochi mesi salì al potere un governo progressista.
La controrivoluzione non si fece attendere e il governo democratico fu rovesciato dai reazionari guidati da Ahmet Zogu, che si fece eleggere nel 1925 presidente della repubblica e nel 1928 si proclamò re (in realtà con poteri dittatoriali).
Sotto questo regime, l' Albania continuò ad essere il paese più arretrato d'Europa: nel 1938 l' 80% della popolazione viveva di agricoltura; l' istruzione universitaria e le istituzioni culturali mancavano del tutto; non esisteva assistenza sanitaria; la malaria era una malattia sociale; l' età media era di 38 anni.
Nell'aprile del 1939 l' Albania fu occupata dalle truppe di Mussolini.
Contro queste gli Albanesi opposero una resistenza eroica, mentre si creava un tessuto di nuclei partigiani e intellettuali socialisti che nel 1941, sotto la guida di Enver Hoxha, e in clandestinità, fondarono il partito comunista albanese.
Dopo il ritiro delle truppe tedesche (proclamazione della liberazione il 29 novembre 1944, festa nazionale), Hoxha proclamò l'11 febbraio 1945 la Repubblica Popolare d'Albania.
La Repubblica Popolare d' Albania(1945 - 1991)
Il regime di Hoxha aveva davanti un compito immane: portare l' Albania fuori da secoli di oscurantismo, da un medioevo prolungato fino ai gironi nostri.
C'era quindi l'urgente necessità di legarsi a nazioni più progredite.
Ma il ricordo di secoli di vessazioni straniere era troppo vivo perché il giovanme Stato si prestasse ad allenze che ne limitassero l' indipendenza ideologica e politica. Comincia quindi il balletto di allenza e rotture –anche clamorose- con i paesi comunisti “fratelli”.
Fino al 1948 vi fu un'unione doganale e monetaria con la Jugoslavia, ma la rottura tra la Jugoslavia e l'Unione Sovietica spinse l'Albania unicamente e decisamente verso l'URSS. Con la destalinizzazione, avviata nell'URSS a partire dal 1956, i rapporti tra i due stati si raffreddarono e dopo una rottura definitiva, avvenuta nel 1961, l'Albania si avvicinò alla repubblica Popolare Cinese. L'invasione di truppe sovietiche in Cecoslovacchia nel 1968 determinò l'uscita dell'Albania dal patto di Varsavia. Nel 1977-78 l'Albania (che nel frattempo si era completamente isolata dall'Europa), dissentendo dall'orientamento pragmatico adottato da Pechino, prese le distanze anche dalla Cina.
Hoxha guidò la rinascita del paese con pugno di ferro, elaborando una costituzione di forte stampo stalinista, bandendo la proprietà privata e la possibilità di professare una fede, liberandosi senza scrupoli degli avversari politici, e dando vita alla Segurimi, la temibile polizia di stato con compiti di spionaggio (pare vi fosse coinvolta quasi la metà della popolazione).
Per il terrore di possibili invasioni, ricoprì il territorio di bunker di cemento, oggi diroccati ricoveri di nomadi e animali.
In seguito, però, dopo la morte di Hoxha avvenuta nel 1985, l' Albania sembro' non sopportare più la “dittatura del proletariato”, e si determinò una cauta apertura del Paese; il successore di Hoxha, Ramiz Alia, diede avvio a un riavvicinamento economico e politico con l'Occidente e, sotto la pressione di sanguinose ribellioni scoppiate in tutto il Paese, a qualche concessione e a qualche riforma, ostacolata però dagli eredi di Hoxha ancora largamente sostenuti nelle campagne: nelle elezioni del 1991 questi ultimi hanno conquistato una larga maggioranza parlamentare, rendendo così incerto e difficoltoso il processo di democratizzazione del regime.
Intanto, la parte più povera ed esasperata della popolazione comincia a prendere la strada dell' espatrio.
  
Popolazione 
Gruppi etniciAlbanesi 97%, Greci 2%, Slavi 1%.
[materiale informativo
gentilmente fornito da
luana carbonini]
L'Albania à il paese più “giovane” d'Europa per l'età media dei suoi abitanti.
Circa la metà della popolazione lavora nell'agricoltura.
L'Albania è, insieme con la Turchia, uno dei maggiori produttori mondiali di cromo. Può contare inoltre su ricchi giacimenti di rame, nichel e ferro.

mercoledì 21 novembre 2012


L’Albania indipendente
e le relazioni italo-albanesi
(1912-2012)
22 novembre 2012
Con il patrocinio di:
Ministero degli Esteri della Repubblica Italiana
Ministero degli Esteri della Repubblica d’Albania
Ambasciata della Repubblica d’Albania presso la
Repubblica Italiana
Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito
Archivio di Stato di Tirana
Dottorato di Ricerca in Storia d’Europa
Organizzazione:
CEMAS Centro per la Cooperazione con l’Eurasia,
il Mediterraneo e l’Africa Subsahariana
PRIN 2009
Nazioni e Imperi in Europa dal XVIII al XX secolo
Shqiptarët, mozaiku i Muzeut historik kombëtar
Aula Organi Collegiali
Rettorato, Piano terra
Città Universitaria
Piazzale Aldo Moro, 5
h. 9.30
Lorenzo Iaselli, Le relazioni finanziarie tra Italia e
Albania (1925-1943). Il ruolo della Banca Nazionale
d'Albania
Filippo Cappellano, Domenico De Luca,
Le operazioni italiane di controinsorgenza in Albania
(1941-1943)
Fabrizio Giardini, I militari italiani nella guerra
di liberazione albanese. Le fonti del Servizio Informativo
Militare
Ore 14.00-16.00
Panel 3 - Organi Collegiali
Fonti, testimonianze, cultura
Discussant Antonello F. Biagini
Aldo Terrusi, Ritorno al Paese delle Aquile
Kolec Topalli, Le relazioni storiche e linguistiche fra i
popoli delle due coste dell’Adriatico
Domenico Pignone, Le "isole linguistiche italiane"
e la conservazione del patrimonio genetico vegetale:
il caso degli arbëreshë
Daniel Pommier, L'Albania nei documenti statunitensi.
Dal regime comunista all'operazione Valuable (1945-1949)
Giovanni Ruggiero, Cronache albanesi. Un giornalista
a Tirana dopo la caduta del regime comunista
Panel 4 - Dipartimento Storia Culture Religioni,
Aula B - medievale
Gli italiani studiano l’Albania
Discussant Fabio L. Grassi
Antonello Battaglia, Roberto Sciarrone
Ipotesi di sbarco sulle coste albanesi. Lo studio del colonnello
Vittorio Trombi (1903)
Neritan Ceka, Il contributo italiano alle ricerche
archeologiche in Albania
9.30 Rettorato - Organi Collegiali
Indirizzi di saluto
Luigi Frati, Magnifico Rettore Sapienza
Edmond Panariti, Ministro degli Affari Esteri
Repubblica d’Albania
Giuseppe Gradilone, professore emerito Sapienza
Llesh Kola, Ambasciatore Repubblica d’Albania
Introduce
Antonello F. Biagini, L’Italia e l’indipendenza albanese
Ore 10.30-12.30
Panel 1 - Rettorato, Organi Collegiali
Il popolo delle aquile nella storia di lungo periodo
Discussant Mario Bova
Italo Costante Fortino, L’attività dell’Istituto internazionale di S. Demetrio Corone per l’Albania
Elio Miracco, Il canone del romanzo storico nel primo periodo dell’indipendenza
Sokol Paçukai, Lo sviluppo del sentimento nazionale albanese
Paolo Rago, La lotta identitaria degli albanesi
Panel 2 - Dipartimento Storia Culture Religioni,
Aula B - medievale
L’indipendenza difficile
Discussant Nevila Nika
Giuseppe Motta, L’indipendenza albanese e la questione aromena (1912-1918)
Alberto Becherelli, L’Albania nella politica estera italiana (1913-1920)
Alessandro Vagnini, La commissione di delimitazione dei confini (1921-1926)
Nadio Fusco, Il contributo della Società Geografica Italiana alla conoscenza dell'Albania
Roberto Reali, Il Centro di Studi sull'Albania presso l'Accademia d'Italia
Panel 5 - Dipartimento Storia Culture Religioni,
Aula B - moderna
L’Albania Contemporanea
Discussant Roberto Morozzo della Rocca
Andrea Carteny, Giulia Giustizieri,
Il sostegno albanese ai gruppi marxisti-leninisti di ispirazione maoista
Franco Pittau, Antonio Ricci, Gli Albanesi in Italia, un’accoglienza a fasi alterne
Rando Devole, L'immigrazione albanese in Italia. Un ponte tra i due Paesi
Stefano Pelaggi, L’emigrazione italiana in Albania
Ljubomir Frckoski, Collaboration of Macedonian and Albanian organizations and leaders in the process of building national States
Ilir Kulla, Il ripristino della vita religiosa in Albania
(1991 - 2012)
Gabriele Natalizia, La "Grande Albania"tra realtà e utopia
Emanuela Del Re, L'Albania nei prossimi cento anni, una visione strategica dall'Europa
16,30-17,30 - Organi Collegiali
Conclusioni